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M5S Lombardia. Cyberbullismo: bene la proposta, ma necessari più finanziamenti

“Il M5S ha votato a favore del provvedimento regionale per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo. Il fenomeno è diffuso e un intervento articolato di tutti gli enti a partire da scuole, istituzioni pubbliche e associazioni, e di concerto con le famiglie, può fare la differenza in Lombardia.
Con questo progetto si programmeranno e coordineranno, in maniera positiva e propositiva, tutte le iniziative messe in campo a vari livelli con l'obiettivo di fare rete. La proposta istituisce anche un'utile consulta regionale sul bullismo e cyberbullismo. Il M5S è d'accordo, in linea generale, con l'impianto della legge.
Rileviamo però alcune criticità nel progetto. Sicuramente sono molto scarsi i fondi che andranno a finanziare la legge e, a fronte dei numeri del fenomeno e delle iniziative in campo, ci vorrebbe una stanziamento maggiore di 300 mila euro all'anno previsti nella legge. Ancora, nel progetto non è stato specificato il contrasto al bullismo sessuale e omofobico. Certo, queste due forme di comportamento aggressivo sono ricomprese nel contrasto al bullismo in generale, ma hanno una specificità che meriterebbe d'essere sottolineata in questo provvedimento. E andrebbero legati a interventi di educazione sessuale dei giovani utili a prevenire per esempio il sexting, fenomeno che può sfociare in cyberbullismo vero e proprio.
Manca infine il coinvolgimento, nella consulta regionale che si andrà a istituire, di un esperto del web che possa aggiornare, formare e indirizzare politiche di prevenzione realmente efficaci. I giovani usano sul web, un ambito in costante evoluzione, un loro linguaggio specifico e strumenti spesso poco conosciuti dagli adulti. La prevenzione deve essere calata nell'universo giovanile in modo che possa essere compresa dai ragazzi.
Su queste criticità stiamo lavorando a proposte migliorative che presenteremo nel corso della discussione in aula”, così Andrea Fiasconaro commenta l'approvazione in Commissione Cultura del progetto di legge Disciplina degli interventi regionali in materia di prevenzione e contrasto al fenomeno del bullismo e del cyberbullismo.

EMERGENZA FREDDO: PD LOMBARDO CHIEDE APERTURA DELLE STAZIONI FERROVIARIE AI SENZATETTO

Il gruppo regionale del Pd depositerà domani in Regione una mozione urgente per l’apertura delle stazioni ferroviarie ai clochard per la fase di emergenza freddo. Il Pd chiederà di discuterla martedì 10 gennaio, durante la seduta di Consiglio regionale già convocata. Si tratterebbe di una soluzione di emergenza e temporanea per ovviare alla mancanza di posti letto nei dormitori e per quelle persone che rifiutano l’accoglienza in queste strutture. Con la mozione il Pd chiederà a Maroni di intervenire presso la controllata FNM e presso RFI perché deroghino, fino a quando dureranno le temperature particolarmente rigide, alle disposizioni che prevedono l’allontanamento dei senzatetto dalle stazioni. Nello stesso periodo va anche garantito l’accesso alle associazioni e agli enti che si occupano di assistere queste persone e di tentare di indirizzarle a strutture di accoglienza dedicate.

Milano, 8 gennaio 2017

Comitato lombardo per la Vita Indipendente - incontro in regione il 22 novembre

le impressioni emerse dall'incontro dello scorso 22 novembre tra il nostro Comitato e l'assessora regionale Brianza e il presidente della Commissione Sanità Rolfi.

Egregi,  l'incontro del 22 novembre in via Filzi 22 a Milano è stato per noi tutti, invitati tramite mail lo scorso 16 novembre, l'ennesima delusione. Chi ci ha invitati sapeva, a seguito della manifestazione di protesta dello scorso 8 novembre seguita da un incontro informale nella stessa giornata, cosa stiamo chiedendo e cosa gli stiamo rimproverando. Abbiamo speso molto del tempo a disposizione in un confronto su altri aspetti (comunque interessanti ma non strettamente aderenti all’argomento dell’incontro); e solo nel finale, caratterizzato dalla necessità dei nostri interlocutori di correre ad altri impegni, siamo riusciti a parlare di impegni comuni: abbiamo chiesto che venga promulgata una legge regionale sulla VitaIndipendente e, prevedendo per questa un iter di circa un anno, una delibera per coprire nell'immediato le vergognose carenze del momento. Ci è stato risposto che l'iter per la legge regionale, iniziando il Consiglio a confrontarsi dopo l'epifania (a causa della discussione del bilancio in atto in queste settimane), si concluderà certamente prima della prossima estate.  La delusione più grande sta nel non aver potuto cogliere alcun segnale di coscienza da parte vostra che la VitaIndipendente è materia di diritti di cittadinanza e di dignità sociale e non è sovrapponibile né confrontabile ad altri tipi di intervento assistenziale.

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SCIOPERO DEI LAVORATORI TESSILI – PATTA (PRC/SE – LOMBARDIA): «Massimo sostegno alla lotta dei lavoratori tessili per il contratto e la difesa dei diritti sotto attacco da parte dei Signori della moda».

Il Prc/SE della Lombardia sostiene lo sciopero di otto ore dei lavoratori tessili ed è al loro fianco in lotta per il contratto e la difesa dei diritti sotto attacco da parte dei Signori della moda.
I signori della moda italiana, sempre pronti a esaltare l’eccellenza della moda italiana, che hanno visto crescere negli ultimi anni  fatturati e profitti, realizzati nonostante la  continua riduzione degli addetti, oggi puntano tagliare ancor di più salari e diritti dei lavoratori.
Si vuole colpire il contratto nazionale e il ruolo contrattuale delle organizzazioni sindacali e dell’ RSU legando gli aumenti alla verifica dell’inflazione  ad anno concluso, si vogliono imporre scelte che tagliano diritti acquisiti come   le ferie, i tre giorni di assenza per malattia… e infine ristabilire la totale sottomissione dei dipendenti nei luoghi di lavoro  recependo  integralmente il “jobs act.”
Il Prc invita i lavoratori e i cittadini a sostenere lo sciopero dei lavoratori tessili e a partecipare alla manifestazione che si terrà domani 18 novembre alle 9:30 a Milano in viale Sarca 223 davanti alla sede di SMI-Confindustria
Milano, 17 novembre 2016

Regione Lombardia in treno: Alta Velocità o Alta (in)Capacità?

I Rappresentanti dei Viaggiatori alla Conferenza Regionale del TPL - -

Egregio Assessore Sorte,
apprendiamo dalla stampa bergamasca - poiché non si è neppure degnato di risponderci direttamente - la sua reazione al nostro recente comunicato.
Dispiace rilevare che a fronte di segnalazionei di criticità dettagliate, la sua reazione sia di fatto un tentativo di gettare fumo negli occhi, più che una autentica volontà collaborativa a trovare una soluzione comune nell'interesse unico dei cittadini. Desideriamo rispondere alle sue obiezioni, punto per punto. Per rispetto delle migliaia di persone che rappresentiamo, con sforzo e passione.

1. Lei dice:"il 65% dei pendolari promuove il nostro servizio"
Affermare che il 65% dei pendolari promuova il servizio equivale a tirarsi la zappa sui piedi. Significa che il restante 35% lo boccia! Se in una qualsiasi azienda uscisse un dato che afferma che più di 1/3 dei Clienti non sono soddisfatti del servizio erogato e lo bocciano, questo sarebbe un dato di cui vergognarsi e non, francamente, da sbandierare come fosse un successo!
In un'azienda normale, a questo risultato seguirebbe l'inevitabile richiesta degli stakeholders di dimissioni della Dirigenza e di un netto cambio di direzione.
In questa realtà, Assessore, è la dimostrazione che non solo le critiche che le solleviamo da anni sono fondate, ma che la consapevolezza dei Cittadini sta crescendo e che non sono più disposti a farsi "intortare" dalle buone parole, quando i disagi che vivono sulla propria pelle sono concreti e sin troppo frequenti!

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Viaggiatori alla Conferenza Regionale del TPL-Regione Lombardia in treno: Alta Velocità o Alta (in)Capacità?

Inaccettabile.
E’ questa, in una parola, la reazione dei pendolari Lombardi di fronte a quanto sta accadendo nel palazzo di vetro di Regione Lombardia, più precisamente negli uffici dell’Assessore Alessandro Sorte.
Il contesto è la presentazione di quanto (non) fatto da Regione Lombardia per garantire condizioni di viaggio accettabili a tutti i cittadini che nel quadrante Est della nostra Regione viaggiano in treno.
In breve quanto sta accadendo: a fronte dell’apertura della nuova linea AV Milano-Venezia nella tratta Lombarda, che avrebbe dovuto liberare slots per il traffico regionale e quindi portare benefici sia a chi viaggia sui treni regionali/suburbani e sia a chi viaggia sulla lunga percorrenza, Regione Lombardia presenta uno scenario in cui non solo le condizioni pregresse restano invariate (dopo i Milioni di € spesi per la nuova infrastruttura), ma addirittura per molti peggiorano sensibilmente!
 
Nel dettaglio:
-       Sulla tratta Milano-Bergamo RFI impone lo spostamento di 5' delle tracce orarie (tecnicamente scardina la simmetria oraria, ovvero l’ossatura portante del sistema ferroviario lombardo che permette in tutti i nodi della rete di prendere le coincidenze da e per tutte le altre linee), facendo pertanto perdere sistematicamente ai viaggiatori tutte le coincidenze a Pioltello (per chi da Bergamo entra nel Passante significa regalare a Trenord 20 minuti ogni giorno in più!), riduce il tempo di preparazione del treno a Milano Centrale a soli 15’ (riducendola di fatto all’osso, ed intaccando pertanto pesantemente la stabilità dell’orario) e rende critiche le coincidenze per chi interscambia con l’AV da Roma (solo 10' per un cambio che, considerando i tempi per cambiare binario e raggiungere il treno per Bergamo, significa praticamente far perdere sistematicamente il treno).
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Vittorio Agnoletto-convegno internazionale “Il secolo dei rifugiati ambientali ? Analisi, proposte, politiche”

il convegno internazionale “Il secolo dei rifugiati ambientali ? Analisi, proposte, politiche” che si è svolto a Milano sabato scorso,
24 settembre, ha avuto un grande successo: oltre alla sala di Palazzo Reale è stato necessario mettere a disposizione un’altra sala, alla
Camera del Lavoro, dove il convegno è stato trasmesso in streaming.
Considerata la drammatica attualità del tema, penso di fare cosa utile mettendo subito a disposizione le relazioni, in attesa della
pubblicazione degli atti.

Sul mio sito web http://www.vittorioagnoletto.it/2016/09/2-agnoletto/#more-1651 trovate i link per ascoltare la registrazione di tutto il
convegno compresa la mia relazione “Dagli Accordi di Partenariato Economico (EPA) al Land Grabbing e l’impatto sui processi migratori” .
Al link sopraindicato ho inserito anche un Pdf con le
immagini/dati/tabelle che ho presentato al convegno e che mi sono state richieste da molti dei presenti. Suggerisco, per avere un’idea
più precisa dei fenomeni descritti, di guardare le immagini contenute nel Pdf mentre si ascolta la registrazione audio dell’intervento.

Colgo l’occasione per annunciarvi che giovedì 29 settembre è inizia il nuovo ciclo di “37e2” la trasmissione sul diritto alla salute e sui
temi della disabilità che conduco, insieme ad Alessandro Braga, tutti i giovedì dalle 10,35 alle 11,30 sulle frequenze di Radio Popolare.

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M5S Lombardia. Regione cancella i diritti degli animali: con il nuovo Pdl balzo indietro di 25 anni

Questa settima è passato in commissione Sanità , con il solo voto contrario del Movimento 5 Stelle Lombardia, il progetto di legge "Tutela degli animali da affezione e prevenzione al randagismo" che cancella i diritti degli animali d'affezione. Come sottolineato in un duro comunicato di ENPA, LAV e Collina dei Conigli, le tre associazioni presenti nella consulta regionale, e successivamente da una nota dell'UGDA <https://www.facebook.com/notes/paola-su%C3%A0/allarme-la-regione-lombardia-massacra-gli-animali-con-un-balzo-indietro-di-25-an/10154270798344583> , il Comitato Ufficio Garante Diritti Animali, il percorso legislativo di Regione Lombardia in tema di prevenzione e gestione del fenomeno del randagismo e tutela degli animali di affezione non solo si interrompe ma "rischia di riportare la Lombardia indietro di 25 anni, visto che la normativa sulla tutela degli animali, risalente al 2006, arrivava già con 15 anni di ritardo rispetto alla legge nazionale, la 281/91."
 
In sostanza nel nuovo testo proposto dalla maggioranza, passato in commissione anche grazie all'astensione del Pd, vengono stralciate dalla vigente legge regionale 33/2009 tutta una serie di prescrizioni e compiti che prima erano chiaramente indicati in legge, lasciando di fatto un vuoto normativo molto pericoloso. In particolare sono stati cancellati dalla legge: l'obbligo di apertura al pubblico dei canili; un intero articolo sul riconoscimento delle colonie feline; significative competenze attribuite alle ATS per gli interventi di profilassi, diagnosi e terapia su cani ricoverati e gatti liberi, così come per gli interventi di pronto soccorso di cani vaganti e gatti liberi ritrovati feriti o gravemente malati;  la clausola valutativa, ossia lo strumento di specifica rendicontazione sull’uso dei finanziamenti stanziati in relazione alla valutazione dei risultati ottenuti.

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Monza: Mozione "Tenga il resto" ... a Como? - Luca Ceruti m5s

Approvata dal consiglio comunale nella seduta del 07/03/2016
 
Con la speranza che il comune e le associazioni di categoria si attivino nel più breve tempo possibile, magari anticipando anche la stagione turistica ormai alle porte.
Per tutti i comaschi e i turisti che visitano la nostra città, ristoranti, pizzerie, trattorie che vorranno aderire a segno di civiltà che si batte contro lo spreco alimentare.
 
Luca Ceruti
Allegati:
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EQUILIBRIO GENERE CONSIGLI REGIONALI – Braga e Guerra (PD): “Un passo in avanti nella direzione delle democrazia paritaria. Regione Lombardia sappia cogliere subito questa opportunità di inclusione”

(Roma, 3 febbraio 2016) “Un altro passo in avanti è stato fatto oggi alla Camera nella direzione della democrazia paritaria che è condivisione e responsabilità comune, di uomini e di donne, dello spazio pubblico”. Lo dichiarano i deputati comaschi Chiara Braga e Mauro Guerra subito dopo l’approvazione definitiva della proposta di legge che prevede che le Regioni, nel disciplinare con legge il proprio sistema elettorale introducano specifiche misure per la promozione delle pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive.

“La legge approvata oggi – chiariscono i due parlamentari - fissa alcuni paletti precisi che, pur nel rispetto dell'autonomia delle Regioni, permette loro di stabilire, nei diversi sistemi elettorali, regole fondamentali per garantire l’equilibrio di genere, di rappresentanza tra uomini e donne anche nei consigli regionali. Un percorso che colma una lacuna, dopo le leggi che si sono succedute dal 2012 in poi, riferite sia agli enti locali, sia al Parlamento europeo, sia alla recente riforma costituzionale sia all’attuale legge elettorale, l’Italicum”.

“La presenza femminile nei Consigli regionali oggi è attestata intorno al 18 per cento, con il picco massimo del 34 per cento e quello minimo pari allo zero per cento, come si verifica, ad esempio, in Basilicata, dove non c’è nessuna donna a sedere consiglio regionale o in Abruzzo, deve le elette sono una su trenta. In Lombardia su 80 consiglieri le elette sono appena 15, il 18,75 per cento, un dato poco lusinghiero per la nostra Regione che speriamo possa finalmente cogliere questa occasione di inclusione per promuovere concretamente l’equilibrio di genere nelle sedi elettive del nostro territorio”.

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M5S Lombardia. Frontalieri, il Consiglio deve intervenire

Il M5S Lombardia ha depositato in Consiglio regionale, questa mattina, una mozione urgente per discutere le problematiche riguardanti l'accesso al sistema sanitario nazionale dei frontalieri. La Presidenza del Consiglio ha ritenuto che la mozione non avesse i requisiti di urgenza ma abbiamo comunque ottenuto dall’Assessore Brianza l’impegno di portare la discussione in una riunione congiunta delle commissioni Rapporti con la Confederazione Svizzera e Sanità, richiedendo la presenza di una rappresentanza della direzione dell'assessorato alla salute e di una dei frontalieri.
Per Paola Macchi, consigliere del M5S Lombardia: “Riteniamo indispensabile intervenire in tempi brevissimi su quello che rischia di diventare un grosso problema per molti frontalieri per i prossimi 2 anni. Una circolare del Ministero della Salute sta creando confusione, disagio e disparità di trattamento e di diritti a di cittadini italiani che vivono in un territorio in cui molte imprese si sono trasferite oltre frontiera e che conta circa 60.000 frontalieri che giornalmente vanno a lavorare in Svizzera. Questi lavoratori rivendicano il loro diritto di accedere gratuitamente al sistema sanitario nazionale visto che pagano comunque le tasse all'Italia in modo indiretto con i ristorni trasferiti dalla Svizzera, ristorni che vengono utilizzati , come altri gettiti fiscali, per costruire strade, scuole , ospedali. Ci eravamo presi l’impegno di presentare la mozione urgente durante il Frontaday di sabato scorso e l’abbiamo fatto puntualmente, ora chiediamo che venga convocata al piu' presto la commissione congiunta per dare risposte certe ed eque a migliaia di cittadini lombardi."

IRRESPONSABILITA’ E INTERESSI NELLA LOTTA ALL’AIDS di Vittorio Agnoletto

                    In occasione del 1° dicembre, Giornata Mondiale di Lotta all’AIDS
ANDATE E INFETTATEVI. Nel 2014 in Italia 3.695 persone hanno scoperto di essere Hiv positive, un’incidenza pari a 6,1 nuovi casi di sieropositività ogni 100 mila residenti. La fascia di età maggiormente colpita è quella tra i 25-29 anni (15,6 ogni 100.000 residenti). L’ 84,1% di tutte le nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali senza preservativo.
Sono sufficienti queste pochi dati per comprendere la follia di uno stato che da anni ha rinunciato a qualunque programma di prevenzione, assistendo indifferentemente e impunemente all’infezione di quasi 4.000 propri cittadini ogni anno.
Sempre nel 2014 poco meno di un quarto delle 858 persone alle quali è stato diagnosticato l’ Aids (la fase avanzata dell’infezione)  ha eseguito una terapia antiretrovirale prima di arrivare in Aids conclamato. Questo  è dovuto al fatto che una quota crescente di persone Hiv positive è inconsapevole della propria sieropositività:  tra il 2006 e il 2014 è aumentata la proporzione delle persone che arrivano allo stadio di Aids conclamato ignorando la propria sieropositività, passando dal 20,5% al 71,5%.
Tra le circa 130.000 persone sieropositive viventi diverse decine di migliaia non conoscono la loro condizione; ne deriva un maggior rischio di trasmettere il virus e un grave ritardo nell’avvio delle terapie con conseguenze per la propria salute. Non c’è traccia di una seria campagna per invitare coloro che possono essere stati esposti al virus,  a sottoporsi volontariamente al test. Nulla, tutto tace.
A mio parere è lecito ipotizzare una responsabilità penale delle autorità sanitarie per omessa responsabilità istituzionale verso la tutela della salute collettiva.
IL VACCINO FANTASMA. Sono trascorsi ormai 17 anni da quando la maggioranza dei media italiani titolava: “Vaccino anti-AIDS: l’Italia è prima” “Aids, funziona il vaccino italiano” “Il mio vaccino batterà l’AIDS”; ma nessun vaccino è all’orizzonte.
Nel 2005 il Ministero della Sanità e l’Istituto Superiore di Sanità annunciarono il grande successo della fase 1 e l’imminente avvio della fase 2, nulla di tutto ciò accadde e anzi nel 2011 la ricerca dovette rincominciare dalla fase 1 con un diverso disegno clinico, segno evidente che qualcosa non aveva funzionato. Poco dopo nel marzo 2014 anche la nuova fase 1 fu bloccata per la non conformità di una delle proteine utilizzate con le nuove linee guida europee.

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Presidio a Milano per la vita indipendente delle persone con disabilità

invito i presenti a integrare o correggere i miei eventuali errori: Dopo una mezz'ora circa di volantinaggio gli uomini della questura ci hanno guidato nell'ufficio dove ci attendeva Marchesi, vecchia conoscenza dello staff dell'assessorato (con lui c'erano il direttore della segreteria generale di cui non ricordo il nome e l'assistente sociale dottoressa Ponte),il quale si è speso, spesso mostrando insofferenza, per spiegarci che, a fronte di risorse statali sempre più esigue, l'amministrazione, attraverso le sue delibere n. 2883 e n. 2665 ha cercato di orientare le scelte dei comuni verso interventi volti a facilitare la vita indipendente. tra le varie cose ci ha spiegato che, per ragioni di tipo giuridico, non è per niente facile che le risorse ora destinate alla sanità possano essere spostate verso il sociale (nel pomeriggio, quando siamo riusciti, grazie all'azione di Paola Macchi consigliera del cinque stelle, a introdurci nel palazzo del consiglio regionale dove si svolgevano i lavori del consiglio stesso, alcuni consiglieri del Pd ci hanno detto che non è affatto vero).
non sono in grado di elencare tutti gli interventi fatti dai presenti, non avendo preso appunti. Personalmente ho lamentato la mancanza di chiarezza nella definizione di vita indipendente e, soprattutto, la cattiva volontà di applicazione delle indicazioni regionali secondo me poco chiare, circa per esempio la possibilità di sommare le due misure (B1 a favore di persone in dipendenza vitale e quella B2, quest'ultima soggetta a Isee, destinata a persone con disabilità gravi e gravissimi) in funzione del diritto alla vita indipendente. Marchesi ci ha letto lo stralcio della delibera in cui, effettivamente, quest'ultima disposizione è ben indicata, invitandoci a segnalare al suo stesso ufficio questi disservizi.
Era presente anche la dottoressa Matucci che segue per conto della regione Lombardia i lavori riguardanti le linee guida e il bando del ministero sulla vita indipendente.
Avendo seguito, al tavolo del piano di zona di Como, gli sviluppi riguardanti la stesura del bando in versione comasca, ho creduto bene ridimensionare il suo entusiasmo facendo presente che le prescrizioni emanate dal ministero alle regioni in materia di vita indipendente e, da queste ultime ai piani di zona, sono in contraddizione con il concetto di vita indipendente perché costringono le persone ad accettare soluzioni tecniche poco rispettose della loro libertà e espressione , infatti a qualcuno può essere sufficiente un sostegno nell'abitare, mentre a qualcun altro può servire esclusivamente il supporto dell'assistente personale e a qualcun altro entrambe le cose.

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M5S Lombardia. A scuola con la schiscetta: al via la raccolta firme M5S!

Dopo la sollecitazione di numerosi genitori il M5S Lombardia ha deciso di lanciare una raccolta firme per sondare la volontà dei genitori lombardi di poter scegliere se portare il  pasto da casa in alternativa a quello offerto dal servizio di ristorazione scolastica. La raccolta firme è disponibile sul sito Change.org: http://goo.gl/YAjj5d.
 
Per Paola Macchi, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle della Lombardia: “ Non sottovalutiamo l’importanza didattica del pasto di mezzogiorno, anche dal punto di vista dell’educazione alimentare, ma moltissime famiglie ci hanno segnalato disagi di varia natura generalmente economica o etica conseguente all’impossibilità, in quasi tutte le scuole della regione, di portarsi il pasto da casa”.
 
“L’Art. 32 della Costituzione, garantisce il diritto a “scelte alimentari autonome”, ogni genitore dovrebbe quindi essere libero di poter scegliere cosa far mangiare ai propri figli. Non esiste nessuna normativa o direttiva regionale, nazionale, europea che vieti il consumo dei pasti portati da casa eppure, mentre negli altri paesi europei questa possibilità c’è da sempre, in Italia, sebbene in Lombardia ci siano comuni che hanno già previsto questa possibilità, siamo parecchio indietro”, continua Macchi.
 
“Porteremo le firme all’Assessore all’istruzione, Valentina Aprea, perché solleciti i comuni affinchè sia permesso alle famiglie di scegliere se andare a scuola con il pranzo da casa oppure usufruire della mensa, naturalmente preservando la piena autonomia di ogni comune di definire le regole in base a considerazioni che ci auguriamo siano condivise con i genitori.””, conclude il consigliere regionale.

il Comitato lombardo per la Vita Indipendente dalle Persone con disabilità ha indetto un presidio davanti al palazzo della Regione Lombardia, in piazza Città di Lombardia 1, il giorno 22 settembre, dalle 11.00 alle 16.00.

Rivolgendosi direttamente al presidente Maroni, che si è assunto le deleghe sia in materia di sanità che di assistenza, chiedono ancora una volta che la Regione Lombardia ottemperi al suo dovere di attuare quanto previsto dalla Convenzione Onu sui Diritti delle persone con disabilità e dalla Costituzione Italiana in materia di Vita Indipendente, per poter finalmente vivere in condizioni di parità con tutti gli altri cittadini, cioè svolgere le normali attività di vita quotidiana, partecipare alla vita formativa, lavorativa e sociale del nostro paese .

A tale scopo chiedono di destinare una parte significativa delle risorse che attualmente vengono impiegate per le RSD (Residenze Socio Sanitarie per Disabili, luoghi a cui le persone con disabilità e le loro famiglie ricorrono disperatamente per mancanza di alternative valide, che costano mediamente 6000-7000€ mensili alla nostra Regione) per rendere sostanzialmente concreto il diritto alla Vita Indipendente. La stessa indicazione riservano verso ogni forma di comunità alloggio o di co-housing coatti.

Denunciano che il peso dell'assistenza grava sempre più sulla famiglia, che riceve in cambio elemosina, sacrificando i loro diritti di libertà e di uguaglianza, e quelli dei loro familiari.

Chiedono di interrompere la logica dell'eterno sperimentare e di passare ai fatti secondo quanto previsto dalla Convenzione ONU.

L'ONU, commentando lo scorso 4 settembre il primo rapporto presentato dall'Unione Europea sull'attuazione della Convenzione, ha raccomandato di proseguire con maggior convinzione nell'attuare il diritto alla Vita Indipendente.

Più precisamente gli attivisti del Comitato chiedono all'Assessorato ai Servizi Sociali di portare a compimento entro l'anno in corso una delibera volta a regolamentare su tutto il territorio regionale il diritto alla Vita Indipendente.

Ricordando che tale diritto è materia che interessa tutti gli assessorati perché, sulla base dell'uguaglianza fra tutti i cittadini, implica che le persone con disabilità abbiano il diritto di vivere dove vogliono e che tutte le strutture previste per la cittadinanza siano rese fruibili anche alle persone con disabilità, chiedono che questa specifica delibera preveda:

1) che per Vita Indipendente si intende il diritto ad autodeterminare la propria vita con le sole limitazioni che hanno le persone senza disabilità

2) che lo strumento fondamentale per il conseguimento di tale diritto sia la figura dell'assistente personale, uno o più professionisti selezionati, scelti, formati, retribuiti (salvo rare eccezioni) e congedati dalla persona con disabilità che ne usufruisce o da chi ne fa le veci

3) che venga predisposto un apposito capitolo di spesa, anche ad integrazione delle misure già previste dall'attuale normativa regionale

4) che lo strumento dell'ISEE sia escluso sia come criterio di valutazione rispetto all'accesso a tali forme di intervento, sia come criterio per quantificarne la misura.

Per il Comitato lombardo per la Vita Indipendente

delle Persone con disabilità

Filiberto Crisci