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Tutti i sabati presso il Parco dei "Comboniani" a Como-Rebbio, dalle 8 alle 12, è allestito il "CortoBio", il mercato dei produttori biologici e locali (via Salvadonica 3)
 

 

 

 

 

 

 

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PACO rilancia la sua azione con un referendum per conoscere la volontà dei cittadini sul progetto delle paratie a lago.

09.09.2009

PACO rilancia la sua azione con un referendum per conoscere la volontà dei cittadini sul progetto delle paratie a lago.


Nel consiglio comunale di ieri Bruno Magatti per conto di PACO ha depositato una bozza di delibera per l’indizione di un referendum cittadino, al fine di conoscere l’opinione dei cittadini in merito alla vicenda delle paratie a lago.

La bozza di delibera è stata distribuita a tutti i gruppi consigliari affinchè possa costituire un punto di partenza condivisa del Consiglio comunale, com’è anche avvenuto per la delibera di indirizzo sui rifiuti, presentata da PACO e poi votata all’unanimità.

La nostra proposta di delibera è ovviamente aperta al contributo e alle integrazioni di tutti i consiglieri che vorranno migliorare il testo del quesito.

I tempi dell’operazione potrebbero essere rapidi e portare i cittadini a votare in un arco di tempo non superiore a due mesi dalla data di approvazione della presente delibera, visto il precedente dei referendum indetti velocemente in primavera per abbinarli alle elezioni europee.

Questa la bozza del testo del quesito:

«Poiché, la realizzazione delle “opere di difesa dalle esondazioni del lago” (paratie) determinerebbe una sostanziale permanente modifica del rapporto della città col suo lago nonché l’impossibilità di mantenere l’attuale visione del lago da piazza Cavour e dal lungolago,
ritieni che l’amministrazione comunale debba abbandonare definitivamente il progetto di difesa del comparto piazza Cavour - lungolago mediante strutture fisiche fisse o mobili, assumendo tutte le delibere conseguenti?»

 


PACO – Progetto per Amministrare Como
I portavoce: Ermanno Pizzotti, Luigino Nessi, Paolo Sinigaglia
Il consigliere comunale: Bruno Magatti

festa del Ramadan

Spiace, per una città come Como, vedere 1000 persone appartenenti alla Comunità Mussulmana , che da anni vivono nel territorio comasco relegate oggi per fortuna sotto uno splendido sole, ma nei giorni precedenti al freddo e sotto la pioggia, costretti a celebrare la loro festa più importante, la fine del Ramadan, in un pezzo di terra, in Via Valmulini, a fianco la ferrovia, dietro l’autosilo, quasi nascosti agli occhi della città.

Sappiamo che il tempo del Ramadan è sacro e molto impegnativo per la Comunità mussulmana, in quanto comporta digiuno e preghiera.
Queste persone che da anni vivono, lavorano,vanno nelle nostre scuole, giocano con i nostri ragazzi, insomma condividono la quotidianità della vita con noi,
avrebbero meritato per questo loro grande “tempo”, di uno spazio più consono al dialogo con il loro Dio.

Noi di PACO- Progetto per Amministrare Como, abbiamo provato un profondo imbarazzo, nel vedere queste persone, relegate ancora una volta, in un luogo assolutamente inadatto, fuori da ogni logica di confronto ed integrazione, ma con l’obbiettivo di nasconderli agli occhi della città.
Da anni c’è a Como una campagna mediatica che, propone diffidenza e paura nei confronti dei migranti, specialmente per quelli di religione islamica.
La realtà di oggi è il continuo “movimento” di persone, che ci costringono ad un confronto permanente con diverse culture,religioni e tradizioni, che PACO non ha
paura di affrontare respingendo qualsiasi elemento di chiusura, di incomprensione e di razzismo.
Atteggiamenti che giudichiamo del tutto fuori della realtà attuale.
Avremmo auspicato che chi Amministra questa città, sollecitata magari dalle altre autorità religiose, avesse assunto un atteggiamento e dei provvedimenti
molto più favorevoli al dialogo e all’integrazione, autorizzando la Comunità mussulmana, all’uso di un luogo pubblico ben più adatto alla preghiera e alla festa
finale del Ramadan.
Ricordando che la Costituzione Italiana, garantisce ancora, per fortuna, la libera espressione religiosa.
Luoghi e strutture non mancano nella nostra città; manca purtroppo l’attenzione, il rispetto per i sentimenti religiosi di persone di altre fedi ,comunque da anni appartenenti alla nostra città ed anche cittadini italiani.

Auspicando che questa sia l’ultima brutta figura della nostra città, chiediamo che la amministrazione comunale si impegni in modo più consono, in occasione delle loro prossime ormai imminenti festività.La prima è prevista per fine novembre, la festa del Sacrificio.

Per quelli di PACO – Progetto per Amministrare Como

Luigino Nessi, portavoce incaricato dei rapporti sociali

Lo sgombero dello stabile di ieri in Via Tommaso Grossi, non è stata una bella cosa

 

 

Paco – PROGETTO PER AMMINISTRARE COMO
www.paco.co.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
c/o Setalmoda, Via dei mulini 3, 22100 Como
Tel. 031.260605 – Fax: 031.240507

02.10.2009
Permetteteci di esprimere la nostra rabbia e la nostra indignazione. Lo diciamo, lo gridiamo, come gente impegnata in politica, (ad esempio come promotori del referendum della scorsa estate sul dormitorio), lo diciamo e lo gridiamo come cittadini di questa città: questa amministrazione oltre al muro fisico sul lago crea il “muro” della disattenzione agli altri, dell’emarginazione.
Lo sgombero dello stabile di ieri in Via Tommaso Grossi, non è stata una bella cosa, anzi è stata una cosa scandalosa, il solito sistema tipo “retata”, che non risolve nessunproblema e anzi ne crea altri.
Si, perché quelle persone, e sottolineiamo persone, che dormivano e vivevano in quella fatiscente struttura, sono persone in difficoltà, persone che forse non trovano casa, lavoro, persone sole.
L’agire dell’attuale amministrazione di questa città, in quel modo significa ancora una volta, l’agire senza alcun progetto, senza rispetto, senza alcuna capacità di riconoscere le diversità e le difficoltà.
La ricca Como, ancora una volta nasconde i suoi poveri, li emargina. La ricca Como ancora una volta, tratta il diverso come un nemico, di qualsiasi parte sia (italiano, straniero, integrato, non integrato...).
La ricca Como non affronta i problemi: in una situazione difficile ed impegnativa sul piano economico e sociale, al posto di una politica di integrazione, che tenta di governare o limitare i Problemi legati alle diversità e alle difficoltà, usa la forza, non l’intelligenza, non la politica dei diritti, dell’attenzione verso i più deboli, dell’integrazione.
Ancora una volta emerge il problema di un dormitorio, o di piccole strutture, che devono essere aperti tutto l’anno. Serve una struttura, secondo noi minima, per poter “lavorare” poi sull’integrazione, sull’inserimento e sul reinserimento di tante persone che ora si sentono emarginate.
Ancora una volta si dimentica che il bene della nostra città, sta nella possibilità che tutti abbiano una vita dignitosa, serena, nel rispetto, nella concordia di ciascun abitante.
Ancora una volta è stata fatta una scelta che non condividiamo e che rifiutiamo.
La città si amministra in altro modo: una città si dimostra per l’uomo, a misura d’uomo,
quando riconosce e lavora per i diritti dei più deboli.
Siamo convinti che molti comaschi condividono oggi la nostra rabbia e la nostra vergogna.
E che oltre al muro del lungolago, vogliono abbattere il muro dell’indifferenza che questa Amministrazione con questi metodi e con queste soluzioni, crea.

Luigi Nessi, portavoce di PACO - Progetto per Amministrare Como
Incaricato delle problematiche sociali

COSA RESTERA’ DEI NOSTRI TORRENTI?

 

COMITATO ACQUE COMASCHE

 

COMUNICATO STAMPA

  

COSA RESTERA’ DEI NOSTRI TORRENTI?

 

Il Comitato Acque Comasche rende noto che alle numerosissime richieste precedenti, si sono aggiunte  nel 2009, pubblicate da parte della provincia di Como, sul BURL le seguenti richieste di captazioni idroelettriche ( non sappiamo quante siano quelle sopraggiunte alla provincia e ancora da pubblicare) :

 -         torrente Cuccio di Cavargnanei comuni di S.Nazzaro Val Cavargna e S.Bartolomeo Val Cavargna portata massima derivabile di 3500 l/s corrispondente ad un volume di prelievo annuo di 36.646,409 mc; -         fiume Adda

comuni di Gera Lario e Colico; portata massima derivata 150.000 l/s – prelievo annuo di acqua di 2.749.308.480 mc;

 -         torrente Rezzo

 comune di Corrido portata massima derivata 1.035 l/s – prelievo annuo di acqua di 9.492.336 mc;

 -         torrente Modedina

comune di Garzeno portata massima derivata 300 l/s – prelievo annuo di acqua di 2.081.376 mc

(la richiesta è della medesima ditta che sta attualmente lavorando in Valle Albano. Perché la precedente Comunità Montana Alto Lario Occidentale ha dato alla ditta parere favorevole?);

 

-         vasca di raccolta acquedotto comunale - località Pizzone – società E.VA Energie Valsabbia

 comune di Peglio portata massima derivata 16 l/s – prelievo annuo di acqua di 462.633 mc;

         Valle di Nosè

 Comune di Nesso, portata massima derivata 1271,04 l/s – prelievo annuo di acqua di 12.773.466 mc;

 

-         Comuni di:

                  Consiglio di Rumo              Domaso

              Dosso del Liro

              Gravedona              Livo              Peglio

              Vercana

variante non sostanziale richiesta dalla società Edipower sui torrenti:

-         per il torrente Liro: portata media 750 l/s; portata massima 2620 l/s;

-         per il torrente San Iorio: portata media 551 l/s; portata massima 1590 l/s;

-         per il torrente Ronzone: portata media 228 l/s; portata massima 750 l/s;-         per la presa sussidiaria: portata media 0,000 l/s; portata massima 0,000 l/s;-         per il torrente Livo: portata media 654 l/s; portata massima 2160 l/s;-         per il torrente Bares: portata media 174 l/s; portata massima 305/s;

-         per il torrente Dangri: portata media 154 l/s; portata massima 445 l/s;

-         per il rio Bugiallo 1: portata media 43 l/s; portata massima 65 l/s;

-         per il rio Bugiallo 2: portata media 9 l/s; portata massima 15 l/s;

-         per il torrente Pilota: portata media 15 l/s; portata massima 50 l/s;

 

In corso l’istruttoria per una variante sostanziale (quella non sostanziale è già stata chiesta e ottenuta precedentemente) sempre della ditta Edipower sui torrenti:

Cuccio di Cavargna, Cuccio di S. Bartolomeo, Rio Corbatt nella valle Osteria,

nei comuni di CUSINO, CARLAZZO, CORRIDO, S.BARTOLOMEO VALCAVARGNA

Il progetto prevede un aumento della portata massima derivabile con il passaggio dagli attuali 1260 l/s a 3500 l/s.

 

Ci permettiamo di fare alcune considerazioni:

-sono coinvolti oramai tutti i comuni montani del nostro territorio;

-la contropartita captazione - strada fino a che punto può essere conveniente per un comune che si ritroverà senz’acqua e con una strada da sistemare (con quali soldi?);

-le captazioni usando l’acqua dell’acquedotto che cosa portano al comune che aderisce all’A.T.O.?

-siamo sicuri che in fase di progettazione definitiva tutte le ditte rispetteranno la convenzione?

-quale sarà l’impegno della nuova Comunità Montana  di fronte a questa enorme ondata di richieste che non lascerà integra alcuna asta fluviale del suo territorio?

-che cosa dovranno subire ancora i nostri torrenti già oggetto di captazione?

 

Per il Comitato Acque Comasche

Mira Rossi

Oreste Ciappessoni

 

Dongo, 1 ottobre 2009

  

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Nuovo Viaggio della Speranza

 
Cari Amici, siamo in preparativi di partenza per venire in Italia con 16 cardiopatici, destinazione Ospedali:  di Bergamo 2 - di Massa  6  .  di Torino 8.
Prevvisto l'arrivo 6/10 ottobre.
 Chi volesse contribuire al pagamento del biglietto aereo  con tutto il cuore è accettato.
Considerando che stiamo passando qui in Kenya un grave periodo di siccità, che gli anziani non ricordano, gli animali dei pastori sono morti più dell 80%.
In comunità, oltre sfamare 150 bambini nostri, arrivano ogni giorno 120 bambini dalle capanne della zona.
Aprite il vostro cuore.
nonno Luigi
Visita il nostro sito:    www.amicidinduguzangu.org
 
Per il versamento dei tuoi "Doni"
 Banco Posta:
     IT         96       W      07601    10900      000058893710
 Banca Popolare di Milano - Agenzia N° 139 di Erba:
     IT         64        I       05584     51270      000000001851
Intestati:  “Amici di Ndugu Zangu – ONLUS”
 
PS: indicando nella causale dei versamenti per "Doni" a nostro favore, associazione
 "Amici di Ndugu Zangu - Onlus" la ricevuta dei versamenti, che sia
bonifico o bollettino Postale, è documento valido fiscalmente per la
detrazione dei redditi.

Manifestazione neo fascista

Alla cortese attenzione del Prefetto di Como
Del Questore di Como
Del Sindaco di Como
Del Presidente della Circoscrizione 6


Oggetto: Manifestazione neo fascista

Siamo venuti a conoscenza del fatto che il giorno 11 Settembre si terrà a Como, presso la sala della Circoscrizione 6 in via Grandi, un convegno, organizzato dall’ organizzazione neofascista “Militia”.  A questo evento interverrà Emilio Maluta, volontario della  Decima Flottiglia MAS.

Con la presente chiediamo conferma di quanto appreso e segnaliamo la nostra ferma opposizione a che si producano nella nostra città eventi che legittimino il fascismo e le organizzazioni che lo promuovono tale ideologia.
La nostra indignazione sarà tanto più grande qualora tale manifestazione avvenisse veramente in una sede di proprietà del Comune quindi con il consenso delle autorità locali.

Chiediamo pertanto  come associazioni firmatarie, ma anche a nome di tutti i cittadini democratici comaschi,  che siano ritirate le autorizzazioni all’uso dello spazio previsto e che la manifestazione stessa venga vietata essendo riconducibile, per i soggetti promotori e gli ospiti previsti, al reato di apologia di fascismo.

Cogliamo l’occasione per richiedere un incontro al fine di meglio specificare la nostra posizione.
Certi di un positivo riscontro porgiamo cordiali saluti.

ANPI
ARCI
Comitato Autorganizzato Pandora                                  

FINALITA’, SCOPI, PROGRAMMI DELA FONDAZIONE AVVENIRE

FINALITA’, SCOPI, PROGRAMMI DELA FONDAZIONE AVVENIRE


“Il Partito Democratico è nato e vive anche perché i Democratici di Sinistra – insieme alla Margherita e a tanti che si sono riconosciuti nell’Ulivo, hanno deciso di mettere la propria esperienza e la propria storia a disposizione di un nuovo progetto politico. Per questo, nel momento in cui tale scelta si  realizza, è altrettanto importante non disperdere la memoria della lunga traiettoria politica e storica del principale partito della sinistra italiana.”
In questa asserzione, che appare nel sito nazionale dei DS, si possono trovare anche le ragioni profonde che motivano la decisione, assunta a suo tempo dalla Direzione Nazionale, di dar vita, ai vari livelli territoriali, a delle Fondazioni con lo scopo  di “intraprendere iniziative volte a promuovere il pensiero,la cultura e l’azione politica della sinistra italiana ed europea”
Non si tratta certamente di creare un surrogato dei DS, ma di contribuire,  e in questo consiste la peculiarità del ruolo delle Fondazioni, a determinare il quadro  delle condizioni soprattutto culturali entro le quali viene  a  dispiegarsi il progetto del PD e a ridefinirsi il senso e le ragioni dei valori della sinistra in un mondo, in una società, in un quadro politico nazionale profondamente cambiati. Un’esigenza che acquista maggior rilevanza anche in considerazione del  radicamento che la cultura della  destra  è riuscita a conquistare in larghi strati della società.  Una destra per di più connotata da forti pulsioni populiste e autoritarie  al punto da far temere per la stessa tenuta  delle istituzioni democratiche.
Pertanto con una delibera assunta all’unanimità dalla Direzione dei DS di Como è stato deciso di dar vita alla Fondazione Avvenire la cui costituzione è avvenuta con atto notarile in data  9/10/2008 attraverso il conferimento del patrimonio immobiliare dei  DS prima intestato all’Immobiliare Avvenire.
Il riconoscimento della personalità giuridica da parte della Regione  è avvenuto  il 6/5/2009  per cui a partire da quel momento la  Fondazione risulta  in possesso dei requisiti giuridici idonei ad assumere obbligazioni verso terzi e a compiere tutti gli atti relativi alla gestione e messa a valore del patrimonio nonchè a conseguire i propri scopi istituzionali 
La Fondazione individua, come primo significativo momento di realizzazione delle proprie finalità istituzionali, l’effettuazione  di un’iniziativa in occasione del 25° anniversario della scomparsa di Enrico  Berlinguer, che prevediamo entro il 2009. La ragione di fondo non è solo quella  di ricordare e onorare  la figura di uno dei più amati e rispettati uomini politici nella storia della Repubblica,  ma di riproporre, a partire dal suo insegnamento, il rilievo di un impegno volto a riaffermare  principi etici e valori che costituiscono il profilo identitario della sinistra italiana e che sono parte essenziale del patto di convivenza civile e democratica scritto nella nostra Costituzione. Ciò delinea nello stesso tempo il terreno sul quale dovrà caratterizzarsi appunto il ruolo peculiare della Fondazione: un ruolo che dovrà aiutare, attraverso la realizzazione di iniziative concrete, lo sviluppo e la maturazione di un confronto culturale intorno a tematiche quali il rapporto tra etica e politica, la laicità, la difesa dei principi di libertà, eguaglianza, solidarietà, sanciti dalla Costituzione repubblicana, insieme alla centralità del lavoro come diritto dovere con cui ogni cittadino concorre allo “sviluppo materiale o spirituale della società”.
In questo ambito un’importanza cruciale riveste il problema della formazione e della ricerca storica, cui la Fondazione intende dedicare una particolare attenzione individuando  a tale scopo gli strumenti e le iniziative più adeguati. A tal fine assume rilevanza anche l’attività di conservazione e riordino di archivi, materiali e documenti vari già in possesso della Federazione DS, a cui si dovrebbero aggiungere quelli giacenti presso le sezioni o singoli compagni, in modo tale da renderli disponibili per ricerche e studi.
In proposito è importante riprendere un passaggio della lettera a suo tempo inviata da Piero Fassino a tutte la federazioni: “Si tratta di un immenso patrimonio storico, culturale, politico che abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove generazioni e di mettere a disposizione della comunità scientifica del nostro paese”.
In particolare valore prioritario e qualificante ai fini della realizzazione delle proprie finalità assume l’impegno a “favorire l’incontro fra tutti coloro che possono fornire supporto di idee e ogni altro contributo a sostegno dell’attività della Fondazione” come recita il comma b dell’art. 2 dello statuto.


Como, 10 settembre 2009

Comitato promotore mobilitazione in difesa della libertà di stampa.

COMUNICATO STAMPA

 

Ai cittadini democratici di Como, ai mezzi di informazione comaschi.

Sabato 19 settembre la società italiana è invitata dalla Federazione Nazionale della Stampa a mobilitarsi a difesa di principi e valori irrinunciabili, primo tra tutti la libertà di informazione. Anche Como deve manifestare!

 

A quanti hanno a cuore tale pilastro della democrazia, richiamato dalla Costituzione repubblicana (art. 21) e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, è data l’occasione di testimoniare il proprio sdegno di fronte agli ultimi avvenimenti.

Gli attacchi di questi giorni, infatti, alla stampa nazionale e internazionale e le azioni giudiziarie intraprese dal presidente del Consiglio costituiscono una concreta minaccia alla libera manifestazione delle opinioni e al diritto/dovere dei media di porre domande e di cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee.

La reazione della pubblica opinione, apparsa tiepida e inadeguata ormai da troppo tempo, deve sapersi organizzare in una grande mobilitazione civile.

La posta in gioco è molto alta.

La storia insegna quanto sia caro il prezzo pagato dalle comunità cui sono stati limitati la libera circolazione delle idee e il dissenso.

Per dar vita nella nostra città ad un momento di costruttivo confronto su questi temi e per fissare i termini della mobilitazione del 19, siete tutti invitati mercoledì 9 settembre, alle ore 20,30, nella sala Noseda della Camera del lavoro di Como in via Italia Libera 23.

 

È in corso la raccolta di adesioni alla manifestazione del 19 settembre. Chiunque, a titolo personale o in rappresentanza di un’associazione, di un gruppo o altro, intenda partecipare contatti Alessandro Tarpini, Bruno Saladino, Marcello Molteni o ecoinformazioni.

 

Info: Bruno Saladino 338.6004019.

 

La stufa del (dis)ordine

La stufa del (dis)ordine: in attesa di chiarimenti dall’Ordine dei Medici di Como.

 meetup

 Il 29 gennaio 2008 sul nostro blog compare il messaggio di un iscritto che pone alla nostra attenzione l'imminente realizzazione di una centrale a biomasse nel comune di Villa Guardia. Siamo tutti molto curiosi e decidiamo di seguire il progetto, prima di tutto informandoci su cosa siano le centrali a biomasse ovvero quali sono i pro e i contro di questi impianti.

In rete troviamo molta documentazione che in gran parte si tratta di documenti redatti da medici.

 Il 29 febbraio 2008 il Comune di Villa Guardia organizza un incontro pubblico per presentare il progetto ai cittadini, e in quell'occasione consegniamo all'Amministrazione Comunale una relazione che nel frattempo alcuni di noi hanno preparato con l'obiettivo di fornire un quadro organico, ancorché non esaustivo, e di contribuire a fare chiarezza sull'argomento. 

Nel frattempo, per avere un parere medico sanitario, ci siamo rivolti all'Ordine dei Medici di Como.

Il 28 aprile 2008 la nostra richiesta viene letta in consiglio e viene dato incarico al Dott. Nespoli (ISDE) di raccogliere informazioni sull'argomento.

A fine settembre ci viene recapitata una lettera spedita dall' Ordine dei Medici, contenente la risposta alla nostra richiesta.

Trattandosi di una risposta ufficiale, per giunta dell'Ordine dei Medici di Como, decidiamo di “calmarci” dal momento che la centrale sembra essere effettivamente “cosa buona”. Tuttavia, anche a seguito delle discussioni che nel frattempo abbiamo fatto in occasione di successivi incontri con il gruppo, sono state fatte ulteriori ricerche in rete mirate a scovare quelle considerazioni e quelle analisi che in qualche modo potessero arricchire ulteriormente quelle già fatte. Il web ne è pieno.

Leggi tutto: La stufa del (dis)ordine

Gianfranco Giudice, "Un manicomio di confine. Storia del San Martino di Como"

PUBBLICAZIONE DEL VOLUME:

Gianfranco Giudice, Un manicomio di confine. Storia del San Martino di Como, Laterza, Roma – Bari 2009, pp. XIII – 300, 24,00 euro, con una Introduzione di Vittorio A. Sironi, nella collana di  “ Storia della medicina e della sanità “ diretta da G. Cosmacini e V. A. Sironi 

L’AUTORE:

Gianfranco Giudice è nato a Como nel 1961, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. E’ stato dirigente politico e amministratore pubblico del PCI e del PDS in provincia di Como tra gli anni ’80 e ’90. E’ docente di Filosofia e Storia presso il Liceo Scientifico Statale “ Paolo Giovio “ di Como. Per anni ha svolto attività di ricerca in ambito filosofico, attualmente si dedica alla ricerca nel campo della storia sociale. Ha pubblicato Benedetto Croce ( Rimini, 1994), Tempus
( Castel Maggiore, 1994), Eterno e temporalità in S. Agostino ( Cassago Brianza, 1996). Ha pubblicato saggi filosofici sul sito www.filosofia.it, a cui collaborano importanti filosofi italiani e stranieri.

 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO:

 

Per i comaschi “ finire a San Martino “ per oltre un secolo ha significato essere matti, perché sulla collina del borgo comasco omonimo, dal 28 Giugno 1882 era attivo il manicomio provinciale di Como. Sono stati circa quarantamila i “ matti “ del San Martino, le donne e gli uomini passati nei padiglioni dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Como: poveri contadini ammalati di pellagra, mentecatti e vagabondi, casalinghe isteriche o in preda al delirio delle puerpere, oppure catturate dal buio della malinconia, bambini di pochi anni abbandonati dai genitori perché troppo poveri per poterli sfamare, operai e muratori alcolizzati, emigrati meridionali e veneti che venivano rimpatriati per l’insorgere della malattia mentale e così finivano nel manicomio di Como, perché la città lariana si trova sulla frontiera internazionale con la Svizzera. Tante storie di sofferenza e dolore sono il corpo vivo della storia del manicomio provinciale San Martino di Como che il libro di Gianfranco Giudice racconta e analizza. Quella del manicomio di San Martino è una storia lunga un secolo in cui il territorio lariano si è trasformato da agricolo in industriale, ed ha accolto decine di migliaia di immigrati, molti dei quali finirono nel manicomio comasco  a causa di quella che la psichiatria dell’epoca ha chiamato psicopatologia del delirio dell’emigrato. Quali erano un tempo i meccanismi dell’internamento manicomiale ?  Il libro di Giudice li analizza, nel contesto della storia della psichiatria e dell’istituzione manicomiale in Italia tra ‘800 e ‘900, alla luce della legge sugli alienati del 1904 che per circa settant’anni ha regolamentato i ricoveri in manicomio. Il suo principio fondante era quello che poteva essere rinchiuso in ospedale psichiatrico in maniera coatta, chiunque fosse stato dichiarato da un certificato medico “ pericoloso a sé o agli altri “ , oppure di
“ pubblico scandalo “. Accanto alle statistiche sui malati e le malattie dei circa quarantamila folli comaschi transitati dal San Martino dal 1882 al 1980, il libro narra le storie di vita di chi veniva spedito in manicomio, magari perché in un paese il Sindaco, il Parroco, il Medico e il Comandante dei Carabinieri, avevano di concerto deciso che una certa persona, per la salvaguardia della quiete e del decoro pubblico, fosse opportuno che non circolasse  più liberamente. A volte però poteva capitare che il Direttore del manicomio rompesse il gioco di chi comandava in paese, e si frapponesse con successo a certi ricoveri ingiustificati, sulla base del principio che il manicomio non era un reclusorio o un carcere, come si credeva un tempo, bensì un ospedale dove curare la pazzia. La cura tuttavia era spesso impossibile e la psichiatria si mostrava impotente, perché la vera malattia era per molti dei cosiddetti “ alienati “ la miseria. Miseria che travolgeva tante povere esistenze, la cui disperazione in manicomio finiva nascosta dietro la maschera delle astratte classificazioni psichiatriche.       

comunicato ANPI del 06/maggio/09

Un governo senza umanità minaccia di toglierci la nostra umanità.

Di fronte ai respingimenti illegali e inumani che sta effettuando il governo italiano, i partecipanti al Meeting nazionale “per un’Europa di Pace”, che si è svolto nella città di San Francesco d’Assisi dall’8 al 10 maggio 2009 per iniziativa della Tavola della pace e dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, hanno rilasciato la seguente dichiarazione:


Un governo senza umanità minaccia di toglierci la nostra umanità.
Questi fatti ci offendono e ci feriscono!
Chi non riconosce i diritti degli altri non riconosce neanche i nostri


“La decisione del governo italiano di respingere i disperati che fuggono dalla guerra, dalle torture, dalla fame e dalla miseria ci fa male, ci offende e ci ferisce. Non parliamo di immigrati ma di persone, donne, uomini e bambini. Hanno paura, freddo e fame. Ci chiedono asilo e protezione e li respingiamo senza pietà.
Come italiani, proviamo vergogna. Nessun governo si può permettere di venire meno ai doveri di solidarietà, di accoglienza e di difesa dei diritti umani che sono iscritti nella nostra carta Costituzionale e nel diritto internazionale dei diritti umani. Nessun governo può togliere a nessuno il diritto al cibo, alla salute, all’istruzione, ad un lavoro dignitoso.
Questi fatti ci offendono e ci feriscono. Così come ci sentiamo offesi e feriti da tutte quelle leggi, quei provvedimenti, quelle dichiarazioni, quelle parole velenose che stanno alimentando nel nostro paese un clima di violenza, discriminazioni, intolleranza, insofferenza, razzismo, divisione e insicurezza.
Un governo senza umanità minaccia di toglierci la nostra umanità. Non possiamo accettarlo. Senza umanità saremo tutti più poveri, insicuri e indifesi. Solo riconoscendo agli altri i diritti che vogliamo siano riconosciuti a noi, riusciremo a vivere meglio.
Per questo, mentre alcuni costruiscono muri e scavano fossati tra di noi e il resto del mondo, noi ci impegniamo ad aprire le nostre città e comunità locali, a renderle sempre più accoglienti e ospitali per tutti, per chi ci è nato e per chi è arrivato da poco. Le città in cui vogliamo vivere sono le città dei diritti umani. Città belle, accoglienti, dove si vive bene perché ci si aiuta l’un l’altro.”