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 Mercati CortoBio 

Tutti i sabati presso il Parco dei "Comboniani" a Como-Rebbio, dalle 8 alle 12, è allestito il "CortoBio", il mercato dei produttori biologici e locali (via Salvadonica 3)
 

 

 

 

 

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Manifestazione neo fascista

Alla cortese attenzione del Prefetto di Como
Del Questore di Como
Del Sindaco di Como
Del Presidente della Circoscrizione 6


Oggetto: Manifestazione neo fascista

Siamo venuti a conoscenza del fatto che il giorno 11 Settembre si terrà a Como, presso la sala della Circoscrizione 6 in via Grandi, un convegno, organizzato dall’ organizzazione neofascista “Militia”.  A questo evento interverrà Emilio Maluta, volontario della  Decima Flottiglia MAS.

Con la presente chiediamo conferma di quanto appreso e segnaliamo la nostra ferma opposizione a che si producano nella nostra città eventi che legittimino il fascismo e le organizzazioni che lo promuovono tale ideologia.
La nostra indignazione sarà tanto più grande qualora tale manifestazione avvenisse veramente in una sede di proprietà del Comune quindi con il consenso delle autorità locali.

Chiediamo pertanto  come associazioni firmatarie, ma anche a nome di tutti i cittadini democratici comaschi,  che siano ritirate le autorizzazioni all’uso dello spazio previsto e che la manifestazione stessa venga vietata essendo riconducibile, per i soggetti promotori e gli ospiti previsti, al reato di apologia di fascismo.

Cogliamo l’occasione per richiedere un incontro al fine di meglio specificare la nostra posizione.
Certi di un positivo riscontro porgiamo cordiali saluti.

ANPI
ARCI
Comitato Autorganizzato Pandora                                  

FINALITA’, SCOPI, PROGRAMMI DELA FONDAZIONE AVVENIRE

FINALITA’, SCOPI, PROGRAMMI DELA FONDAZIONE AVVENIRE


“Il Partito Democratico è nato e vive anche perché i Democratici di Sinistra – insieme alla Margherita e a tanti che si sono riconosciuti nell’Ulivo, hanno deciso di mettere la propria esperienza e la propria storia a disposizione di un nuovo progetto politico. Per questo, nel momento in cui tale scelta si  realizza, è altrettanto importante non disperdere la memoria della lunga traiettoria politica e storica del principale partito della sinistra italiana.”
In questa asserzione, che appare nel sito nazionale dei DS, si possono trovare anche le ragioni profonde che motivano la decisione, assunta a suo tempo dalla Direzione Nazionale, di dar vita, ai vari livelli territoriali, a delle Fondazioni con lo scopo  di “intraprendere iniziative volte a promuovere il pensiero,la cultura e l’azione politica della sinistra italiana ed europea”
Non si tratta certamente di creare un surrogato dei DS, ma di contribuire,  e in questo consiste la peculiarità del ruolo delle Fondazioni, a determinare il quadro  delle condizioni soprattutto culturali entro le quali viene  a  dispiegarsi il progetto del PD e a ridefinirsi il senso e le ragioni dei valori della sinistra in un mondo, in una società, in un quadro politico nazionale profondamente cambiati. Un’esigenza che acquista maggior rilevanza anche in considerazione del  radicamento che la cultura della  destra  è riuscita a conquistare in larghi strati della società.  Una destra per di più connotata da forti pulsioni populiste e autoritarie  al punto da far temere per la stessa tenuta  delle istituzioni democratiche.
Pertanto con una delibera assunta all’unanimità dalla Direzione dei DS di Como è stato deciso di dar vita alla Fondazione Avvenire la cui costituzione è avvenuta con atto notarile in data  9/10/2008 attraverso il conferimento del patrimonio immobiliare dei  DS prima intestato all’Immobiliare Avvenire.
Il riconoscimento della personalità giuridica da parte della Regione  è avvenuto  il 6/5/2009  per cui a partire da quel momento la  Fondazione risulta  in possesso dei requisiti giuridici idonei ad assumere obbligazioni verso terzi e a compiere tutti gli atti relativi alla gestione e messa a valore del patrimonio nonchè a conseguire i propri scopi istituzionali 
La Fondazione individua, come primo significativo momento di realizzazione delle proprie finalità istituzionali, l’effettuazione  di un’iniziativa in occasione del 25° anniversario della scomparsa di Enrico  Berlinguer, che prevediamo entro il 2009. La ragione di fondo non è solo quella  di ricordare e onorare  la figura di uno dei più amati e rispettati uomini politici nella storia della Repubblica,  ma di riproporre, a partire dal suo insegnamento, il rilievo di un impegno volto a riaffermare  principi etici e valori che costituiscono il profilo identitario della sinistra italiana e che sono parte essenziale del patto di convivenza civile e democratica scritto nella nostra Costituzione. Ciò delinea nello stesso tempo il terreno sul quale dovrà caratterizzarsi appunto il ruolo peculiare della Fondazione: un ruolo che dovrà aiutare, attraverso la realizzazione di iniziative concrete, lo sviluppo e la maturazione di un confronto culturale intorno a tematiche quali il rapporto tra etica e politica, la laicità, la difesa dei principi di libertà, eguaglianza, solidarietà, sanciti dalla Costituzione repubblicana, insieme alla centralità del lavoro come diritto dovere con cui ogni cittadino concorre allo “sviluppo materiale o spirituale della società”.
In questo ambito un’importanza cruciale riveste il problema della formazione e della ricerca storica, cui la Fondazione intende dedicare una particolare attenzione individuando  a tale scopo gli strumenti e le iniziative più adeguati. A tal fine assume rilevanza anche l’attività di conservazione e riordino di archivi, materiali e documenti vari già in possesso della Federazione DS, a cui si dovrebbero aggiungere quelli giacenti presso le sezioni o singoli compagni, in modo tale da renderli disponibili per ricerche e studi.
In proposito è importante riprendere un passaggio della lettera a suo tempo inviata da Piero Fassino a tutte la federazioni: “Si tratta di un immenso patrimonio storico, culturale, politico che abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove generazioni e di mettere a disposizione della comunità scientifica del nostro paese”.
In particolare valore prioritario e qualificante ai fini della realizzazione delle proprie finalità assume l’impegno a “favorire l’incontro fra tutti coloro che possono fornire supporto di idee e ogni altro contributo a sostegno dell’attività della Fondazione” come recita il comma b dell’art. 2 dello statuto.


Como, 10 settembre 2009

Comitato promotore mobilitazione in difesa della libertà di stampa.

COMUNICATO STAMPA

 

Ai cittadini democratici di Como, ai mezzi di informazione comaschi.

Sabato 19 settembre la società italiana è invitata dalla Federazione Nazionale della Stampa a mobilitarsi a difesa di principi e valori irrinunciabili, primo tra tutti la libertà di informazione. Anche Como deve manifestare!

 

A quanti hanno a cuore tale pilastro della democrazia, richiamato dalla Costituzione repubblicana (art. 21) e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, è data l’occasione di testimoniare il proprio sdegno di fronte agli ultimi avvenimenti.

Gli attacchi di questi giorni, infatti, alla stampa nazionale e internazionale e le azioni giudiziarie intraprese dal presidente del Consiglio costituiscono una concreta minaccia alla libera manifestazione delle opinioni e al diritto/dovere dei media di porre domande e di cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee.

La reazione della pubblica opinione, apparsa tiepida e inadeguata ormai da troppo tempo, deve sapersi organizzare in una grande mobilitazione civile.

La posta in gioco è molto alta.

La storia insegna quanto sia caro il prezzo pagato dalle comunità cui sono stati limitati la libera circolazione delle idee e il dissenso.

Per dar vita nella nostra città ad un momento di costruttivo confronto su questi temi e per fissare i termini della mobilitazione del 19, siete tutti invitati mercoledì 9 settembre, alle ore 20,30, nella sala Noseda della Camera del lavoro di Como in via Italia Libera 23.

 

È in corso la raccolta di adesioni alla manifestazione del 19 settembre. Chiunque, a titolo personale o in rappresentanza di un’associazione, di un gruppo o altro, intenda partecipare contatti Alessandro Tarpini, Bruno Saladino, Marcello Molteni o ecoinformazioni.

 

Info: Bruno Saladino 338.6004019.

 

La stufa del (dis)ordine

La stufa del (dis)ordine: in attesa di chiarimenti dall’Ordine dei Medici di Como.

 meetup

 Il 29 gennaio 2008 sul nostro blog compare il messaggio di un iscritto che pone alla nostra attenzione l'imminente realizzazione di una centrale a biomasse nel comune di Villa Guardia. Siamo tutti molto curiosi e decidiamo di seguire il progetto, prima di tutto informandoci su cosa siano le centrali a biomasse ovvero quali sono i pro e i contro di questi impianti.

In rete troviamo molta documentazione che in gran parte si tratta di documenti redatti da medici.

 Il 29 febbraio 2008 il Comune di Villa Guardia organizza un incontro pubblico per presentare il progetto ai cittadini, e in quell'occasione consegniamo all'Amministrazione Comunale una relazione che nel frattempo alcuni di noi hanno preparato con l'obiettivo di fornire un quadro organico, ancorché non esaustivo, e di contribuire a fare chiarezza sull'argomento. 

Nel frattempo, per avere un parere medico sanitario, ci siamo rivolti all'Ordine dei Medici di Como.

Il 28 aprile 2008 la nostra richiesta viene letta in consiglio e viene dato incarico al Dott. Nespoli (ISDE) di raccogliere informazioni sull'argomento.

A fine settembre ci viene recapitata una lettera spedita dall' Ordine dei Medici, contenente la risposta alla nostra richiesta.

Trattandosi di una risposta ufficiale, per giunta dell'Ordine dei Medici di Como, decidiamo di “calmarci” dal momento che la centrale sembra essere effettivamente “cosa buona”. Tuttavia, anche a seguito delle discussioni che nel frattempo abbiamo fatto in occasione di successivi incontri con il gruppo, sono state fatte ulteriori ricerche in rete mirate a scovare quelle considerazioni e quelle analisi che in qualche modo potessero arricchire ulteriormente quelle già fatte. Il web ne è pieno.

Leggi tutto: La stufa del (dis)ordine

Gianfranco Giudice, "Un manicomio di confine. Storia del San Martino di Como"

PUBBLICAZIONE DEL VOLUME:

Gianfranco Giudice, Un manicomio di confine. Storia del San Martino di Como, Laterza, Roma – Bari 2009, pp. XIII – 300, 24,00 euro, con una Introduzione di Vittorio A. Sironi, nella collana di  “ Storia della medicina e della sanità “ diretta da G. Cosmacini e V. A. Sironi 

L’AUTORE:

Gianfranco Giudice è nato a Como nel 1961, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. E’ stato dirigente politico e amministratore pubblico del PCI e del PDS in provincia di Como tra gli anni ’80 e ’90. E’ docente di Filosofia e Storia presso il Liceo Scientifico Statale “ Paolo Giovio “ di Como. Per anni ha svolto attività di ricerca in ambito filosofico, attualmente si dedica alla ricerca nel campo della storia sociale. Ha pubblicato Benedetto Croce ( Rimini, 1994), Tempus
( Castel Maggiore, 1994), Eterno e temporalità in S. Agostino ( Cassago Brianza, 1996). Ha pubblicato saggi filosofici sul sito www.filosofia.it, a cui collaborano importanti filosofi italiani e stranieri.

 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO:

 

Per i comaschi “ finire a San Martino “ per oltre un secolo ha significato essere matti, perché sulla collina del borgo comasco omonimo, dal 28 Giugno 1882 era attivo il manicomio provinciale di Como. Sono stati circa quarantamila i “ matti “ del San Martino, le donne e gli uomini passati nei padiglioni dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Como: poveri contadini ammalati di pellagra, mentecatti e vagabondi, casalinghe isteriche o in preda al delirio delle puerpere, oppure catturate dal buio della malinconia, bambini di pochi anni abbandonati dai genitori perché troppo poveri per poterli sfamare, operai e muratori alcolizzati, emigrati meridionali e veneti che venivano rimpatriati per l’insorgere della malattia mentale e così finivano nel manicomio di Como, perché la città lariana si trova sulla frontiera internazionale con la Svizzera. Tante storie di sofferenza e dolore sono il corpo vivo della storia del manicomio provinciale San Martino di Como che il libro di Gianfranco Giudice racconta e analizza. Quella del manicomio di San Martino è una storia lunga un secolo in cui il territorio lariano si è trasformato da agricolo in industriale, ed ha accolto decine di migliaia di immigrati, molti dei quali finirono nel manicomio comasco  a causa di quella che la psichiatria dell’epoca ha chiamato psicopatologia del delirio dell’emigrato. Quali erano un tempo i meccanismi dell’internamento manicomiale ?  Il libro di Giudice li analizza, nel contesto della storia della psichiatria e dell’istituzione manicomiale in Italia tra ‘800 e ‘900, alla luce della legge sugli alienati del 1904 che per circa settant’anni ha regolamentato i ricoveri in manicomio. Il suo principio fondante era quello che poteva essere rinchiuso in ospedale psichiatrico in maniera coatta, chiunque fosse stato dichiarato da un certificato medico “ pericoloso a sé o agli altri “ , oppure di
“ pubblico scandalo “. Accanto alle statistiche sui malati e le malattie dei circa quarantamila folli comaschi transitati dal San Martino dal 1882 al 1980, il libro narra le storie di vita di chi veniva spedito in manicomio, magari perché in un paese il Sindaco, il Parroco, il Medico e il Comandante dei Carabinieri, avevano di concerto deciso che una certa persona, per la salvaguardia della quiete e del decoro pubblico, fosse opportuno che non circolasse  più liberamente. A volte però poteva capitare che il Direttore del manicomio rompesse il gioco di chi comandava in paese, e si frapponesse con successo a certi ricoveri ingiustificati, sulla base del principio che il manicomio non era un reclusorio o un carcere, come si credeva un tempo, bensì un ospedale dove curare la pazzia. La cura tuttavia era spesso impossibile e la psichiatria si mostrava impotente, perché la vera malattia era per molti dei cosiddetti “ alienati “ la miseria. Miseria che travolgeva tante povere esistenze, la cui disperazione in manicomio finiva nascosta dietro la maschera delle astratte classificazioni psichiatriche.       

comunicato ANPI del 06/maggio/09

Un governo senza umanità minaccia di toglierci la nostra umanità.

Di fronte ai respingimenti illegali e inumani che sta effettuando il governo italiano, i partecipanti al Meeting nazionale “per un’Europa di Pace”, che si è svolto nella città di San Francesco d’Assisi dall’8 al 10 maggio 2009 per iniziativa della Tavola della pace e dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, hanno rilasciato la seguente dichiarazione:


Un governo senza umanità minaccia di toglierci la nostra umanità.
Questi fatti ci offendono e ci feriscono!
Chi non riconosce i diritti degli altri non riconosce neanche i nostri


“La decisione del governo italiano di respingere i disperati che fuggono dalla guerra, dalle torture, dalla fame e dalla miseria ci fa male, ci offende e ci ferisce. Non parliamo di immigrati ma di persone, donne, uomini e bambini. Hanno paura, freddo e fame. Ci chiedono asilo e protezione e li respingiamo senza pietà.
Come italiani, proviamo vergogna. Nessun governo si può permettere di venire meno ai doveri di solidarietà, di accoglienza e di difesa dei diritti umani che sono iscritti nella nostra carta Costituzionale e nel diritto internazionale dei diritti umani. Nessun governo può togliere a nessuno il diritto al cibo, alla salute, all’istruzione, ad un lavoro dignitoso.
Questi fatti ci offendono e ci feriscono. Così come ci sentiamo offesi e feriti da tutte quelle leggi, quei provvedimenti, quelle dichiarazioni, quelle parole velenose che stanno alimentando nel nostro paese un clima di violenza, discriminazioni, intolleranza, insofferenza, razzismo, divisione e insicurezza.
Un governo senza umanità minaccia di toglierci la nostra umanità. Non possiamo accettarlo. Senza umanità saremo tutti più poveri, insicuri e indifesi. Solo riconoscendo agli altri i diritti che vogliamo siano riconosciuti a noi, riusciremo a vivere meglio.
Per questo, mentre alcuni costruiscono muri e scavano fossati tra di noi e il resto del mondo, noi ci impegniamo ad aprire le nostre città e comunità locali, a renderle sempre più accoglienti e ospitali per tutti, per chi ci è nato e per chi è arrivato da poco. Le città in cui vogliamo vivere sono le città dei diritti umani. Città belle, accoglienti, dove si vive bene perché ci si aiuta l’un l’altro.”